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1. Un mondo migliore è possibile. All'inizio
del nuovo millennio vi sono le risorse culturali e naturali, le capacità,
le conoscenze tecniche e scientifiche, per sradicare la povertà e la fame
che ancora colpiscono oltre un miliardo di persone, per consentire concreti
e duraturi progressi ai paesi ed ai popoli che sono sulla via dello sviluppo
e per migliorare la qualità della vita negli stessi paesi più industrializzati.
Tutto ciò si può realizzare senza compromettere le risorse naturali e
senza provocare disastri ambientali. È possibile, ma non sta affatto accadendo.
I cambiamenti climatici in atto e, ancora di più, quelli possibili nel
prossimo futuro, insieme all'accelerazione delle altre crisi ambientali,
sono segnali inequivocabili: l'attuale tipo di sviluppo è insostenibile,
consuma troppa energia, troppi combustibili fossili, troppe risorse naturali,
produce troppi rifiuti e troppo inquinamento. Così non può proseguire.
La persistente crescita dei consumi del miliardo di persone dei Paesi
più ricchi ha aumentato gli impatti globali sulle risorse del Pianeta,
riducendo gli effetti positivi delle politiche ambientali locali e dell'innovazione
tecnologica. I Paesi di nuova industrializzazione ed in via di sviluppo,
dove vivono circa quattro miliardi di persone, sono protagonisti di una
corsa verso modelli di produzione e di consumo ad alto contenuto di energia
e di risorse naturali, ad elevato impatto ambientale. Il miliardo di persone
che vive in assoluta povertà, al di fuori di qualsiasi ipotesi di sviluppo,
chiede, giustamente, di poter accedere ad una quota maggiore di risorse.
Tutto ciò avviene mentre la popolazione mondiale continua a crescere ad
un ritmo che supera i 70milioni all'anno. Un simile contesto non può che
produrre crisi ecologiche sempre più gravi, conflitti e crisi sociali
acute in varie aree del Pianeta. L'idea che questi conflitti possano essere
limitati e controllati militarmente dai Paesi più ricchi è del tutto improponibile,
anche se tali Paesi fossero uniti e coesi. Non si può pensare, infatti,
di dominare con la forza delle armi miliardi di persone, in un mondo sempre
più interdipendente, così vulnerabile nei suoi nodi vitali, come ha tragicamente
dimostrato l'attentato alle Torri gemelle di New York. Né si può accettare
un futuro nel quale la pace, la sicurezza, la tranquillità, diventino
"beni scarsi", perseguiti con una riduzione delle libertà, con la compressione
delle garanzie personali e il mantenimento delle attuali povertà e ingiustizie
sociali. Ci siamo lasciati alle spalle un secolo di guerre devastanti
e diffuse; quello nuovo si è aperto con la cupa minaccia di un terrorismo
stragista transnazionale e con l'angosciante eredità delle armi di distruzione
di massa (atomiche e batteriologiche). Dovremmo essere tutti consapevoli
dell'impossibilità di avere pace senza giustizia: solo un mondo più giusto
sarà più pacifico e sicuro. 2. La soluzione dei problemi ambientali ed
un equo accesso al benessere, ma anche ai diritti ed alle libertà, non
saranno un portato automatico della crescita economica. La storia degli
ultimi decenni lascia pochi dubbi in proposito: una straordinaria crescita
economica, invece di alleviare i fattori di insostenibilità, ecologica
e sociale, li ha aggravati; i miglioramenti, avvenuti in qualche zona
ed in alcuni settori, sono stati più che compensati da peggioramenti globali,
la forbice tra il reddito dei più ricchi e quello dei più poveri si è
ulteriormente allargata. Una piccola parte dell'umanità ha consumi tanto
elevati di risorse e del limitato spazio ambientale da produrre una limitazione
ed una sottrazione di diritti alla gran parte dei popoli. Un'idea di sviluppo
socialmente più equo, che non fosse fondato sulla sostenibilità, non sarebbe
praticabile: non ci sono le risorse, non c'è lo spazio ambientale per
estendere alla gran parte dell'umanità l'attuale modello di vita e di
consumi dei paesi più industrializzati. Né vanno dimenticate le generazioni
future alle quali si rischia di lasciare una pesante eredità. Non si devono
alimentare illusioni o fare promesse che non si possono mantenere: non
disponiamo di un Pianeta di scorta. Per garantire il presente e il futuro
del mondo occorre una vera e propria "dichiarazione di interdipendenza",
un nuovo patto globale di cooperazione fra tutti i Paesi ed i popoli.
Per rendere possibile tale patto, i Paesi più ricchi ed industrializzati
devono ridurre il proprio prelievo di risorse e la propria produzione
di inquinamento e, insieme alle istituzioni economiche internazionali,
devono aumentare in modo consistente gli aiuti, finanziari e tecnologici,
allo sviluppo sostenibile, utilizzando a tal fine anche un prelievo fiscale
sulle transazioni finanziarie internazionali a brevissimo termine (Tobin
Tax) e devono, inoltre, azzerare i debiti che soffocano le economie dei
Paesi più poveri. Solo così si consentirà ai Paesi in via di sviluppo
di non ripercorrere la via di una crescita economica ad alto impatto ambientale,
come quella che ha caratterizzato la storia dei Paesi più industrializzati,
di migliorare le condizioni di vita di miliardi di persone, riducendo
l'inquinamento, usando in modo efficiente l'energia, l'acqua e, in generale,
le risorse naturali, per fare di più e meglio con meno. 3. Nei Paesi più
ricchi e industrializzati i consumi hanno assunto una caratterizzazione
in gran parte culturale: dipendono più che da necessità, da gusti, valori,
ricerca di affermazione e di status. Tale caratterizzazione rende la crescita
dei consumi potenzialmente illimitata e fortemente condizionabile dalle
campagne pubblicitarie e di promozione del marchio, più che dal prodotto
in sé. La strategia dello sviluppo sostenibile, per essere efficace, deve
essere in grado di proporre modelli più consapevoli di consumo, raccogliendo
la sfida del benessere con una migliore qualità della vita. Ciò è possibile
perchè un modello di consumo più misurato, più intelligente, più attento
agli impatti ed al ciclo di vita dei prodotti e dei servizi, può produrre
anche un livello più elevato di soddisfacimento personale. Non si vive
meglio, né si ha maggior piacere a tavola, per esempio, con maggiori quantità
di cibo, ma con la qualità degli alimenti, la buona cucina ed il contesto
gradevole e conviviale. Una nuova consapevolezza può ridurre la propensione
allo spreco ed aumentare il livello di soddisfazione derivante da uno
stile di vita più sobrio e più ricco di qualità e di relazioni. 4. La
conoscenza è una formidabile risorsa rinnovabile, un bene sociale, un
vero e proprio motore dello sviluppo sostenibile: accrescerla è essenziale
e decisivo per il presente e per il futuro. Per far fronte ai bisogni
dell'umanità con un uso più efficiente, sicuro e pulito di risorse limitate,
occorrerà utilizzare al meglio il potenziale dell'innovazione scientifica
e tecnologica. La ricerca deve essere libera e responsabile, va incoraggiata,
sviluppata e sostenuta, con adeguati investimenti, per la sua insostituibile
funzione di interesse pubblico. La valutazione del rapporto tra i costi
ed i benefici di una ricerca non può prescindere dai possibili danni all'oggetto
della sperimentazione e deve tenere conto non solo degli aspetti economici,
ma anche di quelli sociali, culturali ed ambientali, sia a breve, sia
a lungo termine. Lo studio degli ambienti naturali e dei sistemi viventi
è parte integrante e necessaria della ricerca scientifica. Le applicazioni
di tale ricerca, per le delicate implicazioni etiche, ecologiche, ma anche
sanitarie e sociali, non possono essere sottoposte al regime tradizionale
di brevettabilità. La sistematica applicazione dei principi di prevenzione
e di precauzione può dare un rilevante contributo alla qualità sociale
ed ambientale dello sviluppo e proporre nuove sfide sia alla ricerca scientifica,
sia alle politiche di gestione dei rischi sanitari ed ecologici. 5. Un'economia
di mercato priva di responsabilità e di regole adeguate non è in grado
di valutare adeguatamente né i costi effettivi, né i vantaggi ambientali:
beni ambientali considerati di nessun valore perché abbondanti e di tutti,
cominciano ad essere scarsi, pur non avendo prezzo, hanno un grande valore.
La visione economica e politica neoliberista non dà peso ai costi indiretti
ed alle esternalità; la sua concezione fondamentalista del mercato, e
apologetica della crescita economica e del consumismo, non consente né
equità, né sostenibilità ecologica. Porre all'ordine del giorno il tema
della riforma dello sviluppo non significa né ricadere in protezionismi
antistorici, né riproporre modelli statalisti. Significa guardare avanti:
regolare il mercato con normative adeguate e efficaci strumenti di controllo,
orientarlo verso la sostenibilità con strumenti fiscali ed economici.
Significa puntare ad un avanzato livello di civiltà fondato sul valore
della democrazia anche in campo economico e sul ruolo insostituibile delle
istituzioni democratiche. Con la consapevolezza che l'incremento dell'efficienza,
lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e pulite, dei nuovi cicli
produttivi, dei prodotti e dei consumi, dei nuovi servizi al territorio,
alle città ed alle persone, rappresentano anche possibilità di nuova occupazione
ed opportunità anche per le imprese, in particolare per quelle che saranno
capaci di sviluppare ecoefficienza ed innovazione, superando le arretratezze
diffuse nel sistema produttivo e coinvolgendo anche il sistema creditizio
e finanziario. Con politiche fiscali selettive, con lo sviluppo della
ricerca e della diffusione tecnologica, vanno, infine, valorizzate ed
accelerate alcune tendenze positive in atto: quelle che portano alla dematerializzazione,
ad un progressivo spostamento da un'economia di prodotti ad una economia
di servizi a più forte caratterizzazione informatica. 6. La crescente
globalizzazione dei mercati, con il vorticoso aumento del commercio internazionale,
con la forte crescita dei mercati finanziari che privilegiano orizzonti
a breve termine, con il crescente peso di un ristretto numero di grandi
società transnazionali, sta accelerando e aggravando rilevanti fattori
di insostenibilità dell'attuale sviluppo. D'altra parte in un mondo che
si è fatto più piccolo ed interdipendente e, grazie all'informatica, alla
telematica ed alle comunicazioni radiotelevisive, anche più connesso,
è possibile agire globalmente, estendendo e democratizzando l'accesso
all'informazione ed a tecnologie più sostenibili ed ecoefficienti. In
varie parti del Pianeta come in Italia (da Seattle a Genova a Porto Alegre),
movimenti, associazioni, forze politiche ed anche singole persone, sono
impegnate a contrastare le conseguenze negative della globalizzazione
dei mercati: molte delle loro critiche e delle loro proposte sono anche
le nostre. Con queste realtà occorre dialogare ed operare per far crescere
una strategia globale di sviluppo sostenibile. Il futuro di un popolo
dipenderà sempre di più dalle possibilità degli altri di accesso alle
stesse opportunità e dalla tutela di beni ambientali di interesse comune.
I confini statali non sono più muri abbastanza alti per isolare i privilegi
e le ingiustizie e nemmeno l'oceano è abbastanza grande per annullare
l'inquinamento. È necessario un più incisivo livello di cooperazione internazionale,
dotato di nuovi e più adeguati strumenti di azione e di governance. Occorre
superare lo squilibrio, denso di pericoli, che si è creato tra la crescita
della forza economica e finanziaria della globalizzazione dei mercati
e la debolezza delle istituzioni internazionali che dovrebbero garantire
un controllo democratico e la tutela degli interessi comuni dell'umanità:
l'ONU va riformata e potenziata, le organizzazioni internazionali che
si occupano di ambiente, commercio e finanza vanno profondamente cambiate.
7. L'Unione Europea ha dato una forte impronta alla strategia internazionale
dello sviluppo sostenibile, ponendola fra le sue ragioni fondanti e sostenendo
una forte iniziativa per la definizione e l'attuazione di trattati internazionali
a favore dell'ambiente, come il protocollo di Kyoto o quello sulla biosicurezza.
L'Europa, nell'era della globalizzazione, è una dimensione regionale necessaria
per un progetto di sviluppo sostenibile. Tale prospettiva deve essere
estesa, come sta avvenendo con il processo di allargamento, al Centro-Est
Europa, ma deve prestare anche una maggiore attenzione all'area mediterranea
ed al continente africano, dove permangono condizioni di vita drammatiche
per milioni di persone. L'Europa, alle soglie del nuovo millennio, potrebbe
diventare protagonista di una nuova civiltà: il nuovo umanesimo dell'era
della cittadinanza globale, dell'interdipendenza, della responsabilità,
comune e differenziata, verso l'intero Pianeta e le future generazioni.
8. Per promuovere un progetto di sviluppo sostenibile è necessaria una
strategia globale in grado di affrontare i problemi del Paese e di valorizzarne
le potenzialità, integrando l'ambiente in tutte le politiche. La bellezza
dell'Italia, un intreccio unico di natura e cultura, di storia e di paesaggi,
ha un valore di rilevanza mondiale, ma è anche un valore aggiunto che
alimenta rilevanti attività economiche del made in Italy. La tutela e
la valorizzazione delle nostre città sono fattori decisivi per la qualità
della vita e rappresentano uno snodo cruciale per il futuro, ancora di
più nell'epoca in cui l'urbanizzazione accelerata e mal gestita ha, spesso,
moltiplicato il degrado, l'invivibilità, il traffico e l'inquinamento.
L'integrazione delle politiche ambientali in quelle industriali è un formidabile
stimolo al miglioramento dell'efficienza delle gestioni ed all'innovazione
tecnologica oltre alla creazione di nuova occupazione: la riforma dello
sviluppo è un terreno sul quale può crescere una più avanzata alleanza
fra ambiente e lavoro. Le politiche energetiche sostenibili, fondate sulla
conservazione, gli usi razionali e le fonti rinnovabili e pulite, riducono
anche la dipendenza dai combustibili fossili importati ed incrementano
il ricorso a fonti nazionali. Le politiche agricole fondate sulla qualità
e la sicurezza degli alimenti, ma anche sulla manutenzione del territorio,
consentono di migliorare anche le condizioni del mondo agricolo. Un sistema
sostenibile di mobilità rende i trasporti, oltre che meno inquinanti e
meno congestionanti, più sicuri: può far diminuire le stragi che avvengono
sulle strade, con migliaia di morti e centinaia di migliaia di feriti.
Una gestione sostenibile del territorio può prevenire, o ridurre fortemente,
i rischi di frane ed alluvioni che costano migliaia di miliardi ogni anno.
Dopo i fallimenti storici dei vecchi modelli di industrializzazione e
a fronte dei rischi dell'abbandono neoliberista, un progetto di sviluppo
sostenibile è la via per affrontare l'annosa questione del Mezzogiorno,
valorizzando le potenzialità e le risorse del territorio, promuovendo
"grandi opere" di recupero urbano e di manutenzione, attivando efficienti
reti di servizi ed opere di effettiva pubblica utilità. Una necessità
di integrazione, nel quadro della sostenibilità, si pone anche tra le
politiche ambientali e quelle relative alla qualità della vita e dei consumi,
con i relativi aspetti di qualità dei servizi e di una più adeguata ed
efficace strumentazione e capacità di intervento locale. Il miglioramento
della qualità ambientale e sociale dello sviluppo rende il Paese più competitivo
e più forte, contrariamente a quanto prospettano le politiche neoliberiste
con la loro visione riduttiva della competitività, fondata sulla compressione
dei salari e dei diritti del lavoro e sull'abbassamento dei livelli di
tutela dell'ambiente. 9. Lo sviluppo sostenibile rappresenta un'opportunità
per l'intera umanità, per i Paesi poveri, ma anche per tutti gli altri,
per le generazioni presenti, ma anche per quelle future. Consente alle
persone ed ai popoli un accesso esteso alle garanzie e ai diritti, promuove
libertà e democrazia, insieme a sviluppo umano e civile. Si può realizzare
solo con un vasto consenso, con ampie alleanze sociali e politiche. Vive
del protagonismo dei cittadini; propone un nuovo orizzonte all'impegno
politico e nuove sfide al mondo tecnico e scientifico, ma anche a quello
del lavoro e delle imprese. Sollecita, in particolare, l'impegno dei giovani,
dai quali dipenderà il prossimo futuro. Richiede una corretta informazione,
la massima trasparenza, il rispetto delle regole e la certezza del diritto,
a livello sia locale, sia globale. 10. Non c'è ecologia senza equità e
non c'è equità senza ecologia: per queste ragioni di fondo è necessario,
oggi più che mai, collocare l'ecologia nella sinistra e la sinistra nell'ecologia.
La sinistra ecologista opera nel campo della sinistra democratica, con
due obiettivi: contribuire al rinnovamento ed alla costruzione di una
sinistra plurale che faccia della riforma ambientale e sociale dello sviluppo
un punto di forza e di alternativa al progetto delle destre neoliberiste;
arricchire e rendere più incisiva la proposta ecologista, superando il
minoritarismo, facendola diventare parte della strategia di una grande
sinistra plurale. La sinistra ecologista vuole dare voce alla convergenza
possibile tra il movimento storico per l'emancipazione umana e quello
che si batte per la tutela della biosfera: entrambi concretamente interessati
a battere le politiche e le logiche neoliberiste. La portata di un progetto
di società e di sviluppo sostenibile è tale da poter rappresentare l'asse
portante della strategia riformatrice della sinistra europea. Le destre
neoliberiste, per populismo, arretratezza culturale e scarso europeismo,
stanno riproponendo vecchie politiche di sviluppo insostenibile, marginalizzando
le politiche ambientali ed attaccando le riforme avviate negli ultimi
anni. Un progetto di sviluppo sostenibile è un fattore decisivo dell'opposizione
alle destre neoliberiste e della qualificazione di un'alternativa di governo.
In Italia non si può pensare di costruire un'alternativa alle destre neoliberiste
senza la forte ripresa di una rinnovata sinistra riformatrice e di governo,
pilastro essenziale della coalizione di centro sinistra e dell'Ulivo:
a questa ripresa ed a questo rinnovamento la sinistra ecologista può dare
un contributo importante ed unitario, con nuove forze e nuove idee.
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